Gentilissimi cineforumisti, mercoledì prossimo lo dedichiamo a un salutare divertimento, scegliendo di proiettare WORDS AND PICTURES (2013) del regista australiano FRED SCHEPISI. Si tratta di un film sorprendente per la sua capacità di tenere insieme registri diversi, senza mai perdere equilibrio: la leggerezza della commedia, l’intensità del dramma, la lucidità della riflessione. Si ride, spesso, per la brillantezza dei dialoghi; ma è una risata che non anestetizza, che anzi prepara il terreno a qualcosa di più profondo.
In un liceo americano, un professore di inglese brillante ma in crisi personale e una nuova insegnante di arte si trovano presto in contrasto.
Lui crede nel potere delle parole, lei nella forza delle immagini.
Da questa tensione nasce una sfida appassionante: parole contro immagini.
Gli studenti vengono coinvolti in un dibattito creativo che diventa molto più di un esercizio scolastico: è una riflessione su come interpretano il mondo, su come comunicano e su cosa davvero li tocca.
Fin dalle prime scene, il film gioca con il ritmo vivace del dialogo, con quella leggerezza ironica che ricorda il teatro più raffinato. Il professor Jack Marcus, interpretato da Clive Owen, incarna il potere seduttivo della parola: brillante, arguto, capace di trasformare una lezione in uno spettacolo, anche se sotto questa superficie scintillante si intravede una fragilità, una crepa che rende il suo personaggio profondamente umano. Di fronte a lui, Dina Delsanto, a cui dà corpo e anima Juliette Binoche, oppone un silenzio denso, quasi ostinato: è l’arte che parla, è l’immagine che resiste alla definizione, che rifiuta di essere catturata dalle parole.
Il cuore del film è questa sfida tanto semplice quanto vertiginosa: sono più potenti le parole o le immagini?. Ma una simile domanda, apparentemente accademica, si trasforma presto in qualcosa di esistenziale.
La genialità del film sta proprio qui: nel non irrigidirsi mai in una tesi. La contrapposizione tra parola e immagine non diventa mai una sterile opposizione, ma una tensione viva, fertile, che coinvolge gli studenti — e con loro lo spettatore. La classe, lungi dall’essere uno sfondo, si trasforma in un laboratorio di pensiero, un luogo in cui l’apprendimento accade davvero, perché è attraversato dal conflitto, dal dubbio, dal desiderio di prendere posizione.
E in questo spazio educativo si consuma anche un’altra storia, più sottile e altrettanto potente: quella di due adulti imperfetti, segnati, che trovano proprio nel confronto — e forse nello scontro — una possibilità di riconoscimento reciproco. L’insegnamento, allora, smette di essere trasmissione e diventa esposizione: mettersi in gioco, rischiare, lasciare intravedere le proprie crepe.
E quando il film si chiude, resta una sensazione rara: quella di essere stati coinvolti in una stimolante esperienza che non si esaurisce nella visione.
L’appuntamento è per mercoledì 8 aprile nei canonici orari delle 17 e delle 20 presso il Teatro del Lido, via delle Sirene 22 a Ostia.
Il vostro critico, il preside e lo staff dell’OcchoEstraneo vi augurano una serena Pasqua.
In un liceo americano, un professore di inglese brillante ma in crisi personale e una nuova insegnante di arte si trovano presto in contrasto.
Lui crede nel potere delle parole, lei nella forza delle immagini.
Da questa tensione nasce una sfida appassionante: parole contro immagini.
Gli studenti vengono coinvolti in un dibattito creativo che diventa molto più di un esercizio scolastico: è una riflessione su come interpretano il mondo, su come comunicano e su cosa davvero li tocca.
Fin dalle prime scene, il film gioca con il ritmo vivace del dialogo, con quella leggerezza ironica che ricorda il teatro più raffinato. Il professor Jack Marcus, interpretato da Clive Owen, incarna il potere seduttivo della parola: brillante, arguto, capace di trasformare una lezione in uno spettacolo, anche se sotto questa superficie scintillante si intravede una fragilità, una crepa che rende il suo personaggio profondamente umano. Di fronte a lui, Dina Delsanto, a cui dà corpo e anima Juliette Binoche, oppone un silenzio denso, quasi ostinato: è l’arte che parla, è l’immagine che resiste alla definizione, che rifiuta di essere catturata dalle parole.
Il cuore del film è questa sfida tanto semplice quanto vertiginosa: sono più potenti le parole o le immagini?. Ma una simile domanda, apparentemente accademica, si trasforma presto in qualcosa di esistenziale.
La genialità del film sta proprio qui: nel non irrigidirsi mai in una tesi. La contrapposizione tra parola e immagine non diventa mai una sterile opposizione, ma una tensione viva, fertile, che coinvolge gli studenti — e con loro lo spettatore. La classe, lungi dall’essere uno sfondo, si trasforma in un laboratorio di pensiero, un luogo in cui l’apprendimento accade davvero, perché è attraversato dal conflitto, dal dubbio, dal desiderio di prendere posizione.
E in questo spazio educativo si consuma anche un’altra storia, più sottile e altrettanto potente: quella di due adulti imperfetti, segnati, che trovano proprio nel confronto — e forse nello scontro — una possibilità di riconoscimento reciproco. L’insegnamento, allora, smette di essere trasmissione e diventa esposizione: mettersi in gioco, rischiare, lasciare intravedere le proprie crepe.
E quando il film si chiude, resta una sensazione rara: quella di essere stati coinvolti in una stimolante esperienza che non si esaurisce nella visione.
L’appuntamento è per mercoledì 8 aprile nei canonici orari delle 17 e delle 20 presso il Teatro del Lido, via delle Sirene 22 a Ostia.
Il vostro critico, il preside e lo staff dell’OcchoEstraneo vi augurano una serena Pasqua.
