Gentilissimi cineforumisti, riprendiamo le nostre proiezioni con un film memorabile, assolutamente da non perdere. In quest’epoca segnata da guerre, fratture sociali e egoismi che scavano fossati sempre più profondi, KEN LOACH torna a ricordarci che la salvezza — l’unica possibile — passa ancora dagli esseri umani.
THE OLD OAK (2023) è un film che non grida, non predica: ascolta. Osserva un’Inghilterra ferita, quella del Nord, dove un vecchio pub diventa l’ultimo baluardo di una comunità che si sta sgretolando. E dentro quel luogo consumato dal tempo, Ken Loach fa accadere un piccolo miracolo: mostra che la fragilità, quando è condivisa, può trasformarsi in forza.
Il film ruota attorno all’incontro fra gli abitanti locali e un gruppo di profughi siriani, accolti all’inizio con sospetto, paura, diffidenza. Ken Loach ci immerge con grande delicatezza nei gesti quotidiani che riescono piano piano a sciogliere i pregiudizi: una fotografia scattata insieme, un pasto condiviso, un sorriso che spezza il gelo.
È in questi dettagli che abita il cuore del film: la scoperta dell’altro come occasione di rinascita.
TJ, il proprietario del pub, è il personaggio-soglia: un uomo stanco, che sembra non avere più nulla da dare. Eppure, nel momento in cui sceglie la generosità invece del rancore, diventa il fulcro di un nuovo possibile inizio. La sua scelta non è eroica: è profondamente umana. E proprio per questo
The Old Oak ci ricorda che la dimensione del “noi” nasce proprio dagli incontri e che l’altruismo è un atto di resistenza e di impegno civile.
Loach firma la sua ultima opera con una lucidità commovente: realizza
un film che riscalda e consola.
In tempi sciagurati e guerreschi, The Old Oak è più che cinema: è un invito a ritrovare l’umano in mezzo al rumore del mondo.
L’appuntamento dunque è per mercoledì 10 dicembre nei canonici orari delle 17 e delle 20 al Teatro del Lido, Via delle Sirene 22 a Ostia
